Costruire con i rifiuti, ultima frontiera!

Sotto la spinta delle scelte politiche che l’UE sta portando avanti negli untimi due anni, molte idee sul recupero dei rifiuti stanno per tradursi in realtà.

Se la strada verso un futuro più sostenibile è ormai tracciata, sotto la spinta di un “pensiero circolare”, oggi dobbiamo fare i conti con la nostra capacità di recuperare ed ottimizzare i materiali di scarto, che abbiamo prodotto nel corso dei ultimi 100 anni. Questo esercizio tutt’altro che facile, ci permetterà di limitare il nostro impatto sull’ambiente; ridurre i rifiuti, ridurre i consumi e ridurre le emissioni inquinanti. In un futuro, speriamo vicino, questo tipo di problema legato alla riconversione di un un residuo in bene economico di elevato valore commerciale, sarà quasi del tutto azzerato attraverso con l’adozione di buone pratiche di progettazione e costrizione che, rispettando le catene di valore sostenibili, porteranno alla produzione di beni facilmente riciclabili e riutilizzabili.

Fino ad allora, l’impegno più grande sarà quello di considerare tutti i nostri scarti, non più come rifiuti, ma come materiali da reimpiegare in nuove applicazioni.

Anche l’Italia, lentamente, sta traducendo questa possibilità in realtà, e l’uscita dell’ultimo DM 264/16, ha cominciato ad aprire le porte al riutilizzo dei sottoprodotti, non considerandoli più rifiuti, se in linea con i requisiti richiesti.

Gli indubbi vantaggi creati dalla possibilità di recuperare e/o riciclare i sottoprodotti di produzione, sono enormi, a partire dall’impatto sull’ambiente e sull’economia locale.

Ma non solo. L’applicazione del DM 264/16, assume carattere di innovazione, con un’elevata possibilità di creare nuove opportunità lavorative, nel momento in cui verrano definiti i criteri dell’End of Waste, condizione indispensabile per una piena attuazione del Decreto.

Questa nuova frontiera, tutta da esplorare in termini di benefici per le aziende del settore produttivo, alimenta la speranza di assistere ad una corsa per il riutilizzo dei residui di scarto, cosi come già avviene in alcuni paesi dell’Unione Europea e di altre parti del mondo.

Quello che per noi è uno scarto, può essere una risorsa per qualcun’altro!

Uno dei settori maggiormente attivo nell’utilizzare rifiuti per ottenere nuovi materiali è quello legato al Green Building. In questo settore di mercato molte sono le esperienze italiane che già da tempo hanno iniziato a tracciare una strada importante verso lo studio e l’utilizzo di questi materiali riciclati.

E’ nel settore della bioedilizia che si trovano i progetti più innovativi, dove i comuni mattoni convenzionali, possono essere sostituiti da altri materiali che hanno origine dai rifiuti. In questo ambito, troviamo progetti di produzione di mattoni non convenzionali a partire dal legno, dalla canapa dalla plastica (buste di plastica non riciclabili), fino a mattoni costituiti prevalentemente da materiale di recupero, tra i quali spicca il vetro riciclato dal recupero di televisori e monitor, del progetto Glass Plus di Remedia.

Anche la recente possibilità di riutilizzare i fanghi degli impianti di depurazione acque, non solo come ammendanti in ambito agrario, ma anche per la produzione di materiali edili, sta aprendo un ulteriore possibilità di riutilizzo di questi scarti. Recenti studi, hanno infatti permesso di capire, che i fanghi sono un prodotto organico po­roso ad altissima tenuta e con note­voli capacità isolanti, ideali da impa­stare con l’argilla per essere utilizzati nella produzione di mattoni, tegole, coppi per la copertura dei tetti. La possibilità, in aggiunta molto importante, della loro lavorazione direttamente presso le fornaci, rappresenta un’ulteriore possibilità di sviluppo dei territori locali. Se consideriamo infatti, la riduzione di tutte le esternalità ambientali, che la lavorazione di questi materiali implica, se lavorati a pochi km dagli impianti di depurazione, otteniamo una serie di vantaggi molto interessanti, che vanno dalla:

  • diminuzione delle emissioni CO2, dovute alla riduzione dei tempi di trasporto;
  • certezza che tutto il materiale (fango) arrivi agli impianti di trasformazione;
  • punti certi di lavorazione;
  • sviluppo economico del territorio;
  • sviluppo sociale, attraverso la creazione di occupazione specializzata.

La possibilità di poter recuperare gli scarti, ri-lavorandoli e ri-valorizzandoli sul territorio, accorciando la filiera di produzione, è un opportunità che si può estendere anche, per esempio, ai rifiuti di Costruzione e Demolizione (C&D) a cui prossimamente dedicherò un post specifico. Resta il fatto che la produzione di manufatti da costruzione a chilometro zero, utilizzando gli scarti, è un importate passo avanti nell’ottica della sostenibilità, non solo ambientale.

Concentrandoci sui nostri territori, oggi, diventa obbligatorio pensare a quale impatto hanno avuto, ed hanno tuttora, le escavazioni di materiali naturali. Recentemente è stato pubblicato il Rapporto Cave 2017 di Legambiente, ed i dati ci indicano che nonostante un calo nel settore edilizio abbia avuto una grande recessione, il rapporto con l’attività estrattiva è solo del 20% in meno rispetto al 2010.

 

“La crisi del settore edilizio degli ultimi anni ha fatto registrare una riduzione del numero di cave attive (-20,6% rispetto al 2010), ma sono ben 4.752 le cave attive e 13.414 quelle dismesse nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio. Se a queste aggiungessimo anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Friuli Venezia Giulia, Lazio e Calabria), il dato potrebbe salire ad oltre 14mila cave dismesse. Sono poi 53 milioni di metri cubi la sabbia e la ghiaia estratti ogni annomateriali fondamentali nelle costruzioni, 22,1 milioni di metri cubi i quantitativi di calcare e oltre 5,8 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti. In nove Regioni italiane non sono in vigore piani cava e le regole risultano quasi ovunque inadeguate a garantire tutela e recupero delle aree. Rilevanti sono, invece, i guadagni per i cavatori: 3 miliardi di Euro l’anno il ricavato dai cavatori dalla vendita di inerti e pietre ornamentali a fronte di canoni di concessione irrisori (2,3% di media per gli inerti e Regioni in cui è gratis). Crescita record per il prelievo e le vendita di materiali lapidei di pregio, con esportazioni in crescita (2 miliardi di Euro nel 2015), ma si riduce il lavoro in Italia nel settore.”

Prefazione del Rapporto Cave 2017 di Legambiente

 

Oggi per il nostro paese, una delle sfide dell’Economia Circolare, è anche riuscire a limitare l’attività estrattiva di materiale vergine a favore del riuso e del recupero, percorrendo la strada del riciclo degli aggregati e l’uso dei materiali edilizi non convenzionali. Questa grande sfida che è solo all’inizio, ci permetterà di allinearci agli altri paesi dell’UE, dove già da tempo, hanno compreso l’importanza della risorsa suolo e del grande valore economico dei materiali recuperati.

 

Grafici dati dal Rapporto Cave 2017 di Legambiente

 

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