Economia Circolare non vuol dire solo riciclare. 5 spunti!

Economia Circolare in salsa italiana è un sugo sapido senza pragmatismo! Ci raccontiamo moltissime cose, convegni, incontri, workshop e cosi via, ma ci scordiamo sempre l’azione successiva alle parole – questa e una delle nostre tante specialità! Accrescere l’attenzione sul concetto di Economia Circolare è nell’interesse di tutti, ma capita spesso che per motivi ignoti, o quasi, la stragrande maggioranza delle persone non sa quale sia la differenza tra economia lineare, quella che ci vede protagonisti oggi, e l’economia circolare, che vediamo come futuro per le nuove generazioni. Gli Italiani, nel confronto con i cittadini del resto dell’Unione Europea, restano ignari del fatto che oggi il mondo sta cambiando direzione verso un modello economico circolare, un nuovo modo di concepire il futuro, che promette più equità, più sostenibilità e più lavoro. Come ho più volte scritto, la scuola, che dovrebbe essere il driver principale per questo cambiamento, ancora oggi, non ha gli strumenti giusti per educare i nostri cittadini di domani. Ed in questo contesto, povero di informazione e formazione, che spesso sento confondere il concetto di Economia Circolare con il concetto di riciclaggio.

Inizio col dire che non sono la stessa cosa!

Quando ho iniziato ad interessarmi di Economia Circolare, circa 3 anni fa, nonostante il mio background ambientale, anche io spesso sovrapponevo le due cose, poi ho capito che tra i due concetti, che peraltro sono fortemente collegati, c’è una grande e importante differenza. Parlare di Economia Circolare, infatti, vuole dire immergersi in un pensiero profondo,  che inizia dal designer, passa dalla scelta dei materiali ed arriva al riuso e al rimanufactoring degli oggetti stessi, fino a ipotizzare all’annullamento della produzione dei rifiuti; #zerowaste insomma. Semplificare, pensando che il riciclaggio è la stessa cosa dell’Economia Circolare, oltre a non essere corretto, crea una sorta di immobilismo che rallenta la comprensione profonda di questo cambiamento.

Di seguito provo a spiegare in 5 punti, perché Economia Circolare non è  solo riciclare.

Per farlo prendo in prestito alcune delle “otto R” di Serge Latouche, con la quale, il filosofo ed economista francese, padre della teoria della Decrescita, identifica gli otto passi fondamentali da compiere per realizzare la Decrescita, sulla via di uno sviluppo sostenibile. Il concetto di Economia Circolare e il concetto di Decrescita, hanno tanto in comune ed essenzialmente entrambi affermano che è necessario iniziare a concepire lo spreco delle risorse come la più insensata delle azioni.

Economia Circolare è anche saper:

1. Riprogettare

Il nodo principale è sapere progettare guardando oltre! E’ questo che fa dei nuovi designer e progettisti, i messaggeri dell’Economia Circolare. Con i loro progetti, dovranno immaginare ciò che ne sarà dell’oggetto che hanno creato, una volta raggiunto il fine vita; dovranno scegliere, quali materiali usare, per non gravare sulle ormai scarse risorse naturali; dovranno individuare nuovi materiali che abbiano caratteristiche riciclabili e sostenibili. Dovranno progettare oggetti, le cui parti rotte, potranno essere sostituite singolarmente, senza dover cambiare l’oggetto intero. In questo senso il concetto di Economia Circolare diverta stimolo alla creatività, fortemente connesso al bisogno urgente che abbiamo di proteggere il nostro ambiente naturale. Riconsiderare il modo di approcciare la progettazione, stravolgendo quelli che sono gli odierni canoni su cui basiamo i nostri bisogni quotidiani, dettati da un mercato scellerato.

2. Ristrutturare

Convertire i modelli di consumo e gli stili di vita, così da orientare  la collettività verso il riuso e sul recupero dell’esistente. Così diventa importante sapere che gli oggetti possono essere rivisti in chiave di recupero e riutilizzo magari con funzioni diverse da quella per cui sono stati creati. Diversamente, il riciclaggio impone la distruzione del rifiuto per creare nuovi diversi oggetti o prodotti.

3. Ridurre

L’introduzione di un pensiero circolare all’interno di una comunità, induce ad una diversa consapevolezza riguardo al consumo delle materie. Da tempo ormai non diamo più il giusto valore alle cose e questo atteggiamento pesa in modo decisivo sullo sfruttamento delle risorse naturali. L’idea di ridurre in modo deciso il consumo delle materie, crea una migliore capacità di visione degli oggetti, della loro funzionalità e del loro uso alternativo, introducendo l’idea della possibilità di riuso.

4. Riusare 

Riparare e riusare gli oggetti, le apparecchiature ed i beni d’uso, anziché gettarli in una discarica, diventano parte integrante di un pensiero circolare. Da parti di automobili, fino ad arrivare a  elettrodomestici, mobili, apparecchi elettronici, il modello circolare ci spinge a ridare valore agli oggetti o ai materiali che li compongono.

5. Riciclare

Riciclare diventa la conseguenza naturale del processo di raccolta e del pensiero circolare. L’introduzione delle Miniere Urbane diventa così il passaggio obbligato, per una nuovo modello di raccolta  e gestione delle materie non decomponibili, destinate altrimenti alla discarica. Le Miniere Urbane diventano così, punti di raccolta, ma anche impianti di valorizzazione delle materie; luoghi dove il “rifiuto” diventa valore economico per il solo fatto che viene recuperato e non inviato in discarica.

In modo semplificato, ma il concetto di Economia Circolare è descritto nei spunti sopra. L’Economia Circolare è pensiero complesso, ma nello stesso tempo naturale se pensiamo a come eravamo fino a 50 anni fa, ed a come agivano i nostri nonni, sempre attenti a non sprecare nulla.

Vi lascio con The principles of a circular economy enunciati  dalla Ellen McArthur Foundation, il maggiore istituto di ricerca e divulgazione del pensiero circolare.

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The principles of a circular economy

The circular economy provides multiple value creation mechanisms that are decoupled from the consumption of finite resources. In a true circular economy, consumption happens only in effective bio-cycles; elsewhere use replaces consumption. Resources are regenerated in the bio-cycle or recovered and restored in the technical cycle. In the bio-cycle, life processes regenerate disordered materials, despite or without human intervention. In the technical cycle, with sufficient energy available, human intervention recovers materials and recreates order, on any timescale considered. Maintaining or increasing capital has different characteristics in the two cycles.

The circular economy rests on three principles, each addressing several of the resource and system challenges that industrial economies faces.

Principle 1: Preserve and enhance natural capital

…by controlling finite stocks and balancing renewable resource flows.

This starts by dematerialising utility—delivering utility virtually, whenever possible. When resources are needed, the circular system selects them wisely and chooses technologies and processes that use renewable or better-performing resources, where possible. A circular economy also enhances natural capital by encouraging flows of nutrients within the system and creating the conditions for regeneration of, for example, soil.

Principle 2: Optimise resource yields

…by circulating products, components, and materials at the highest utility at all times in both technical and biological cycles.

This means designing for remanufacturing, refurbishing, and recycling to keep components and materials circulating in and contributing to the economy.

Circular systems use tighter, inner loops whenever they preserve more energy and other value, such as embedded labour. These systems also keep product loop speed low by extending product life and optimising reuse. Sharing in turn increases product utilisation. Circular systems also maximise use of end-of-use bio-based materials, extracting valuable bio-chemical feedstocks and cascading them into different, increasingly low-grade applications.

Principle 3: Foster system effectiveness
…by revealing and designing out negative externalities.

This includes reducing damage to human utility, such as food, mobility, shelter, education, health, and entertainment, and managing externalities, such as land use, air, water and noise pollution, release of toxic substances, and climate change.

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