L’edilizia può essere circolare?!

Pensiamo solo per un momento se riuscissimo a recuperare almeno 50% dei rifiuti da costruzione|demolizione? o se riuscissimo a costruire in modo talmente innovativo, che tutti i materiali usati per la costruzione possono essere tutti o in buona parte riutilizzati o riciclati?

So, che molti di voi leggendo la seconda domanda risponderebbe stizzito, che esistono già esperienze di abitazioni sostenibili che sono costruite da materiali riciclabili 100%!

Vero, ma sono appunto ‘esperienze’ non sono la normalità; quello che manca è una normativa che obbliga ad operare solo in quella direzione!

Ci sono miriadi di nuove idee e anche esempi di costruzioni già realizzate, abitazioni, uffici, magazzini ecc, che sono stati concepiti in modo innovativo rispettando l’ambiente, ma sono solo progetti pilota. Quello di cui parlo io, è una visione, non così poi tanto astrusa, che vede questi progetti pilota trasformarsi in progetti reali e quotidiani. E questo, ne sono certo, sarà il prossimo futuro!

Oggi però, dobbiamo fare i conti con una serie di problemi causati dagli edifici attuali e dai modelli ancora in uso  per la loro costruzione ma soprattutto per la loro demolizione. Il dato che emerge dal nostro paese è che si fa ancora poco per ridurre l’impatto dei rifiuti causati da queste due operazioni. Ancora oggi la nostra scelta è dettata da due domande che hanno del paradossale, ossia, demoliamo e recuperiamo importanti ettari di suolo? oppure, lasciamo tutto dov’è e costruiamo (alla vecchia maniera) consumando nuovo suolo? Come già scritto nel post “Suolo, una risorsa non rinnovabile – seconda parte”, la scelta per nostra sfortuna cade tuttora sulla seconda opzione, malgrado in Italia, viene previsto un consumo del suolo al 2026 di ulteriori 660.000 ettari totali.

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..ma che ce ne frega dell’ambiente!!  …i costi per fare sta roba sono alti e di soldi non ce ne sono! ..quindi rimangano dove sono..!

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Si intitola: ”Verso un’economia circolare: programma per un Europa a zero rifiuti” ed è il documento ufficiale emesso dall’UE per promuovere la transizione da un’economia lineare a una più circolare entro il 2020.

Tra le altre modifiche previste, vi è l’inserimento dell’obbligo per gli Stati membri di promuovere sistemi di cernita dei rifiuti da costruzione e demolizione almeno per: legno, aggregati, metalli, vetro e gesso. La premessa a queste importanti modifiche sta nel fatto che il settore delle costruzioni/demolizioni nell’UE è responsabile di circa un terzo del totale dei rifiuti prodotti di cui solo una minima parte viene riciclata. I dati di produzione sono destinati ad aumentare, da un attuale produzione stimata intorno ai 180 milioni di tonnellate (corrispondenti a 610 kg annui per abitante), a circa 500 milioni di tonnellate, come indicano alcuni studi condotti nel Regno Unito.

In effetti, in tutta l’UE fino ad oggi, c’è poco interesse e poca attenzione a come il settore delle costruzioni|demolizioni può contribuire ad attivare un modello economico circolare. Nonostante un concreto apporto ambientale, dettato dalle scelte circolari, quello che ancora frena il settore edile ad applicare metodi circolari, nelle fasi soprattutto di demolizione, sono gli alti costi di gestione. In effetti, il cambio del metodo di demolizione da quello tradizionale ad uno selettivo, più aderente ai principi circolari, implica una riorganizzazione del cantiere nelle fasi di decommissioning, finalizzate a raggiungere l’obiettivo del recupero dei materiali con costi aziendali importanti ma tutto sommato sostenibili per le aziende.

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Costi che vale la pena sostenere!

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E adesso vi dico perché.

Sostenere il pensiero circolare, significa definire i rifiuti come una risorsa e dare ad essi un nuovo valore economico.

Se scelgo questa idea, devo adottare una demolizione di tipo selettivo, che riduce grandemente la quantità di materiale da inviare in discarica.

Una delle fasi importati dal punto di vista gestionale e operativo è la un’appropriata valutazione preliminare che ha il compito di capire sul campo e dal progetto, quali e quanti materiali e rifiuti possiamo recuperare e quali invece sono destinati alla discarica. Fase questa, di importanza fondamentale perché attiva una ricerca mirata della destinazione dei materiali recuperabili e dei rifiuti, introducendo all’apprendimento del concetto circolare. Non mi soffermerò sui metodi di demolizione selettiva, perché tanto è stato scritto negli ultimi anni e facendolo non farei altro che riproporre quello che orami è stato già assimilato dalle imprese, quello che voglio approfondire è il perché adottare una scelta circolare conviene, sia dal punto di vista ambientale che economico.

Iniziamo col dire che in Italia solo il 11%* del totale dei materiali da demolizione viene recuperato e riutilizzato, il restante 89% finisce in discarica controllata o in molti casi, smaltito in modo irregolare in discariche abusive, creando un ulteriore consumo di suolo e una marcata esternalità negativa sui cittadini.

Da una demolizione selettiva, si posso recuperare e valorizzare economicamente molti materiali: legno, acciaio e ferro, plastica, vetro, ma soprattutto materiali lapidei, che se gestiti correttamente possono diventare una risorsa importante.

Infatti, data la scarsità di materiali inerti naturali sul mercato Italiano ed Europeo a causa delle giuste restrizioni da parte di molti stati membri dell’UE ed a fronte però, di un elevata richiesta, i materiali lapidei da recupero possono diventare indispensabili per la futura edilizia sostenibile ad impatto zero.

Un discorso analogo vale per gli altri tipi di materiale che possiamo selezionare e recuperare durante una demolizione selettiva. Materiali ferrosi e acciaio sono, insieme al vetro e alla plastica molto preziosi se recuperati in modo corretto. Il mercato di queste materie, ha assunto col tempo, sempre maggiore importanza proprio per il fatto che spingendo la raccolta differenziata si creano i presupposti per il rallentamento dello sfruttamento delle materie prime e, nel caso della plastica, la diminuzione dell’uso del petrolio nel campo petrolchimico.

Il passo necessario diventa dunque la volontà di applicare un modello circolare alle fasi di decomissing poiché risolverebbe non pochi problemi di tipo ambientale ed economico.

Se dovessimo fare un bilancio di costi legati all’applicazione o meno di una demolizione selettiva, ci accorgeremmo che sostanzialmente i risultato sarebbe un pareggio. Questo è dovuto al fatto che se è vero, che per affrontare una demolizione selettiva, si impegnano più risorse, in termini di maestranze e più tempo, è altrettanto vero che si abbatterebbero in modo netto i costi degli smaltimenti e si azzererebbero i rischi di un eventuale contaminazione del matrici ambientali, acqua, suolo e aria.

Quante volte una una demolizione approcciata in modo non corretto ha causato significativi impatti sull’ambiente, causando contaminazioni importanti?

Come dicevo all’inizio di questo post la comunicazione intitolata “Verso un’economia circolare: programma per un’Europa a zero rifiuti” è diretta a promuovere la transizione da un’economia lineare a una più circolare. La comunicazione suggerisce come da un uso più efficiente delle risorse deriverebbero nuove opportunità di crescita e occupazione. Una progettazione innovativa, prodotti migliori e più resistenti, processi produttivi più efficienti e sostenibili, modelli imprenditoriali lungimiranti e i progressi tecnici per trasformare i rifiuti in una risorsa concorrerebbero, ad accrescere l’efficienza.

In particolare con questa linea guida, l’UE indica gli obiettivi per i prossimi anni, che sono molto ambiziosi ovvero, riciclare il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030, e vietare il conferimento in discarica dei rifiuti riciclabili a partire dal 2025. Gran parte di questa sfida è rivolta a chi ancora oggi, nel campo dell’edilizia – progettisti, costruttori, Enti Pubblici – si ostina a portare avanti un idea vecchia e non vedere le grandi possibilità che un approccio circolare può offrire.

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