Suolo, una risorsa non rinnovabile – prima parte

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Il suolo una risorsa straordinariamente importante
e incredibilmente sottovalutata!

[Questo post si organizza in tre parti, ovvero tre post ognuno dei quali cerca di spiegare l’importanza della risorsa suolo nei tre ambiti in cui essa viene più sollecitata: agricoltura, edilizia e industria.]

 

A piccoli passi entriamo in un epoca che speriamo diversa da quella odierna e ci dirigiamo verso un’economia più responsabile nei confronti dell’ambiente e le persone, dove gli errori e false convinzioni che ci hanno accompagnato fino ad oggi, lasciano il posto a nuove e più convincenti considerazioni.

Cercando un argomento per capire l’importanza che avrà questo cambiamento, la mia attenzione si è fermata su una risorsa talmente famigliare e talmente presente nella nostra vita che ci siamo dimenticati della sua importanza; questa risorsa è il suolo.  Quando ero bambino vedevo spesso mio nonno lavorare nei campi e percepivo la fatica immane che faceva anche solo per avere un buon raccolto per sfamare le vacche della stalla. Lui la chiamava “terra”,  trasfigurando in questo nome tutta la sapienza millenaria dell’uomo. Una terra da difendere, coltivare e proteggere, questo era l’ordine non scritto a cui tutti i contadini obbedivano in totale armonia.

Oggi questi pensieri a metà strada tra il poetico e il pratico, non esistono più. Fino a oggi, questa immensa e importante risorsa, fondamentale per la vita degli essere viventi, è stata considerata una non-risorsa, una specie di coperta correttiva, sotto cui nascondere ogni tipo di residuo prodotto dall’uomo ed appoggiarvi sopra voluminosi e malsani insediamenti industriali e abitativi. Per fortuna da qualche tempo, si comincia a parlare dell’importanza del suolo nel contesto ambientale e per la sua importanza nel mantenimento della biodiversità. Si inizia così a parlare di consumo irresponsabile di suolo, e di come oggi, diventa invece vitale preservarlo e proteggerlo.

Parlare di consumo del suolo, oggi vale a dire parlare di agricoltura, industria e edilizia, i tre comparti economici che più ne traggono benefici dal suo utilizzo.

Che eredità ci troviamo ad affrontare?

Secondo recenti studi nel nostro paese ci sono circa 7% di suolo consumato.

Dati dal Report  “Il consumo di suolo in Italia” – ISPRA 2015

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Secondo ISPRA il concetto di suolo consumato è il seguente:

Il consumo di suolo deve essere inteso come un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Il fenomeno si riferisce, quindi, a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative. Un processo prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, capannoni e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio. Il concetto di consumo di suolo deve, quindi, essere definito come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).

Il dato italiano, che sembra irrilevante, solo il 7%, è invece altissimo, il più alto d’Europa.

Come possiamo allora riappropriarci del suolo andato consumato? Quali accorgimenti possiamo adottare per rallentare o bloccare il costante consumo di suolo? e come possiamo preservare quello che ancora è incontaminato?

Applicare un modello circolare alla risorsa suolo non è facile, ma cercherò degli argomenti chiave da affrontare, per capire come potere agire ed avvicinarsi sempre un po’ di più al modello circolare di riferimento.

Focus – Agricoltura

Parlare di agricoltura circolare vuol dire prima di tutto parlare dell’uso che se ne fa del suolo agricolo. Una delle attività che più ha un impatto negativo sul consumo del suolo è infatti proprio l’agricoltura industriale moderna, fatta di colture intensive di additivi chimici, ammendanti, fitofarmaci e pesticidi.

Gli ultimi 50 anni hanno visto un uso massivo di fertilizzanti di tipo chimico. Il pretesto, forse nobile, ma comunque con esito negativo, era quello debellare la fame nel mondo incentivando un tipo di agricoltura intensiva, che però nel giro di 40 anni ha distrutto il 33% delle terre coltivabili del mondo – nuovo allarme lanciato dalla COP21 – contribuendo a modificare il clima con pratiche quali il drenaggio delle zone umide, l’aratura profonda che espone il terreno agli agenti atmosferici, l’utilizzo di macchinari pesanti che compattano il terreno e la prassi di coltivare monocolture su larga scala.

Tutto ciò ha reso il suolo povero del substrato organico, ma ricco di metalli pesanti, nitrati e molecole altamente inquinanti derivate dal catabolismo dei pesticidi e fitofarmaci.

L’impoverimento di vita della frazione organica – Humus, che rappresenta circa 80% della sostanza organica – è uno degli effetti più dirompenti, poiché è proprio in questa porzione di suolo che si concentra la maggiore parte della biomassa viva, formata da organismi autotrofi (lombrichi, funghi , batteri) che caratterizzano la biodiversità ed evitano il processo di desertificazione.

Proprio su questo processo, tanto importante, quando catastrofico ha parlato in uno speech al TED Allan Savory, presidente e co-fondatore del The Savory Institute dello Zimbabwe e famoso il suo  originale approccio olistico nella gestione delle risorse e autore del best seller: Holistic Management: A New Framework for Dvcision-Making.

 

TED Talks – Allan Savory: How to green the world’s deserts and reverse climate change
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Come possiamo agire?

Attuare modelli di agricoltura circolare, vuole dire innanzitutto guardare al passato. E’ infatti dalle antiche pratiche agricole che si deve attingere per ri-pensare il futuro dell’agricoltura. Ritorno al passato vuol dire abbandonare l’uso dei fertilizzanti chimici a favore di quelli di tipo organico che vanno a ripristinare la sostanza organica di base. Questo cambiamento, fonte di elementi nutritivi porta infatti ad alcuni importanti benefici:

  • accelera la capacità di scambio cationico favorendo il potere tampone che regola l’acidità  nel suolo;
  • rende inattiva o rallenta l’azione delle sostanze organiche e inorganiche, riducendo l’effetto di dilavamento;

Completano il quadro, l’adozione di semplici pratiche quali:

La sfida di oggi è quindi ri-pensare ad un modello agrario che sia il più vicino possibile al decorso naturale del suolo. Questo cambiamento, delicato da attuare a causa dei rischi economici a cui gli imprenditori agricoli vanno incontro, è però necessario. Capire come gestire in modo sostenibile la risorsa suolo in agricoltura diventa fondamentale. Progetti di grande rilevanza sulla preservazione e gestione del suolo, sono in atto anche nel nostro paese  con il contributo dei fondi europei.

L’Unione Europea per il settore Agricoltura e Sviluppo Rurale nel settennato 2014-2020 ha messo a disposizione circa 373,2 miliardi di euro. Tutto il settore di Agricoltura e Sviluppo Rurale insieme occupa il 38,9% del budget europeo.

Un importante esempio italiano di preservazione del territorio è quello della Cassinazza di Baselica in provincia di Pavia, spiegato nel video seguente.

[TEDxMilano – Giuseppe Natta – on the environment cultivation in the urban outskirts]
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Libri consigliati:

Risorse on line:

  • ISPRA Geoportale – Metadati consumo del suolo;

 

 

* Report emesso da ISPRA i primi di luglio del 2016.

1 commento

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  1. […] nella prima parte  di questo post, dedicato all’agricoltura, ho enfatizzato l’importanza del suolo e la sua […]

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