Territori e modelli resilienti

_Un territorio resiliente non si adegua semplicemente, ma cambia costruendo risposte ambientali, economiche e sociali ai problemi posti dagli effetti dei rischi naturali e antropici, dalle azioni finalizzate al consumo di suolo, dai cambiamenti climatici intesi come “moltiplicatore di minacce”. _

Questa definizione mi ricorda che un territorio non solo si adegua alle sollecitazioni esterne, ma cambia e si evolve, come un corpo allenato in vista di una gara olimpica.

Una vera e propria sfida!

Lo scorso anno ho chiuso parlando di resilienza, con un post dal titolo: Resilienza: una necessità; dove ho cercato di elencare i quattro requisiti necessari (Manager community, Net community, Sharing community, Informed community) per permettere ad una città di diventare una comunità resiliente, capace di guardare oltre, costruendo risposte concrete ai problemi causati dai cambiamenti antropici e naturali. Il pilastro alla base di questi 4 requisiti, era, e rimane, la capacità di coinvolgere tutti i portatori di interessi del territorio (stakeholder), con l’obiettivo di creare insieme, una strategia condivisa di resilienza, che attraverso una gestione sostenibile del territorio, sia capace, non solo di mitigare i rischi, ma di generare una crescita economica e sociale.

Generare una crescita economica e sociale è il primo obiettivo di una comunità, ed il ricercare il modello resiliente e di crescita più adatto alle necessità di un territorio, spetta a tutti i portatori di interesse (istituzioni, imprese, cittadini, associazioni, ecc.) presenti sul territorio, che devono individuare i punti deboli ed operare affinché siano messe in atto tutte le strategie di mitigazione, per agire sulle cause per limitarne gli effetti.

In questo contesto diventano necessarie alcune azioni di controllo, su probabili punti deboli del territorio, per esempio:

  • consumo del suolo;
  • manutenzione diffusa sul territorio;
  • riuso delle aree dismesse;
  • adattamento ai cambiamenti climatici.

Questi 4 punti, definiscono alcuni dei quadri strategici di intervento, che dovranno essere espressi  in un modello resiliente concreto.

La vulnerabilità di un territorio, identificata come la probabile causa degli effetti negativi della crescita economica e sociale, diventa un’opportunità, attraverso il quale vengono stimolati nuovi investimenti e idee innovative. Programmi locali di valutazione del territorio, che considerano in modo integrato le questioni climatiche, legate ai cambiamenti in atto, sono il modo per capire e agire verso una pianificazione mirata, che ha come obiettivo principale, la rigenerazione del tessuto complessivo locale.

Localmente infatti, tutti i portatori di interesse sono chiamati per definire i Programmi Strategici di medio e lungo periodo, per combattere i cambiamenti climatici attraverso la redazione di Piani di Azione ambientali ed energetici che vedono il suolo, le foreste, l’agricoltura e gli insediamenti umani, come principale bersaglio della mitigazione.

I piani di adattamento al clima possono realizzarsi attraverso progetti sperimentali, per esempio di:

  • eco-quartieri sostenibili;
  • ripristino delle rive dei fiumi;
  • riqualificazioni delle piazze e degli spazi verdi urbani e sub-urbani: in questo caso, per ovviare al fenomeno  dell’isola di calore;
  • riqualificazione delle aree dismesse;
  • riqualificazione delle aree urbane, con soluzioni verso la permeabilità dei suoli che favoriscano il deflusso dell’acqua in caso di alluvioni.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario agire attraverso un’organizzazione territoriale e comunale, capace di riconoscere e gestire le vulnerabilità del territorio, istituendo ed attivando:

  • strutture di coordinamento capaci di individuare e ridurre il rischio di disastri, basata sulla partecipazione di tutti gli stakeholder locali;
  • attivare progetti che consentano di ottenere dei finanziamenti per realizzare degli studi approfonditi sugli impatti del cambiamento climatico sul territorio;
  • attivate delle collaborazioni con alcuni enti scientifici territoriali (ARPA, Università, Centri di ricerca) per valutare le maggiori vulnerabilità del territorio;
  • attivare e mantenere un sistema aggiornato di dati sui rischi e le vulnerabilità locali, da considerare come base nei piani e nelle decisioni sullo sviluppo urbanistico delle città, cercando di rendere queste informazioni e i piani per la resilienza della città, facilmente accessibili al pubblico.
  • adattare a questi cambiamenti, i processi decisionali delle Amministrazioni, nella revisione dei documenti di pianificazione (ad esempio il PAT-PATI, il Piano del verde, il Regolamento edilizio).
  • prevedere politiche di adattamento e programmi  di formazione che aumentino la consapevolezza dei rischi derivanti dal cambiamento climatico.

Modelli resilienti locali

Le indicazioni possono essere sintetizzate attraverso le seguenti best-practice o azioni:

MISURE DI MITIGAZIONE

[Suolo, foreste, agricoltura]

  • contenimento del consumo di suolo e interventi di riqualificazione e bonifica;
  • contrastare il fenomeno della dispersione urbana;
  • preservare i suoli fertili e quelli destinati alle colture di pregio;
  • ricostruire e gestire gli ecosistemi forestali e le zone umide;

[Insediamenti]

  • raggiungere la massima efficenza energetica.
  • ridurre l’energia incorporata nel ciclo di vita dei materiali (LCA) attraverso la riduzione, il riuso ed il riciclo dei materiali di scarto;
  • mobilità sostenibile;
  • aumentare la permeabilità dei suoli che favoriscano il deflusso dell’acqua in caso di alluvioni (sponge city);

MISURE DI ADATTAMENTO

[Suolo, foreste, agricoltura]

  • gestione e riduzione del dissesto idrogeologico;
  • garantire la massima permeabilità del suolo;
  • prevedere trincee di infiltrazione, vasche e stagni negli spazzi verdi;
  • promuovere pratiche agricole e colture finalizzate alla conservazione dell’umidità del suolo a livelli di fertilità;
  • preservare i suoli agricoli nelle aree peri-urbane e riconversione delle stesse a foreste.

[Insediamenti]

  • implementare le aree verdi in ambito urbano per contrastare l’effetto delle isole di calore;
  • misure di risparmio idrico e reimpiego delle acque meteoriche;
  • promuovere audit energetici su scala territoriale/comunale;
  • riqualificare e recuperare l’esistente.

Come sempre il post è uno stimolo a pensare concretamente al territorio, per conoscerne e calcolarne, rischi e vulnerabilità.

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