Una città circolare. Spunti!

Una delle domande ricorrenti, che spesso mi sento fare quando parlo di Economia Circolare è: come possiamo costruire una città circolare?

La risposta a questa domanda è tutt’altro che semplice, poiché riuscire a costruire una città circolare dipende da molti fattori, uno dei quali è la volontà politica, che il più delle volte diventa una barriera concreta allo sviluppo e alla crescita di una città soprattuto in una visione circolare.

Ma ammettiamo per un momento, che le scelte politiche siano orientate ad un modello di città sostenibile e circolare; quali sono i principali flussi ed i servizi  interni strategici che possono essere rimodellati su canoni circolari e sostenibili?

Se immaginiamo una città come fosse un organismo vivente* ci viene facile capire che uno dei flussi, che più  di altri, necessita di un nuovo schema di sviluppo, è la gestione dei rifiuti.

Come un organismo vivente, anche la città utilizza della materia per sostentarsi e di conseguenza, come un essere vivente, anch’essa produce uno scarto. La materia,  di cui la città si alimenta, è costituita dalle merci e dall’energia, due “sostanze” necessarie per svolgere i servizi e le principali attività; lo scarto che invece produce, è simile al risultato di una digestione metabolica, che trasforma e riduce la materia ai minimi termini, con la differenza che, ad oggi, queste “molecole” – plastica, carta, vetro, alluminio, tessili, raee, materiali da C&D – non vengono di fatto assimilate, chiudendo un ciclo attraverso meccanismi di riuso o riciclo, ma vengono eliminate come rifiuto a tutti gli effetti.

Parte di questo “rifiuto”, attraverso un ulteriore lavorazione ritorna in circolo, parte invece, viene disperso in discarica o nell’ambiente.

Aspettando che cambiamenti strutturali siano introdotti dai governi, attraverso leggi che vadano verso l’introduzione di modelli circolari sostenibili, che definiscano gli approcci progettuali su concetti “dalla culla alla culla” – Eliminare il concetto di rifiuto attraverso il design -, cosi come si auspica il Pacchetto sull’Economia Circolare emanato dall’Unione Europa, ciò che le Municipalità possono mettere in atto sono una serie di scelte mirate, che diminuiscano l’impatto di questi scarti.

Quali sono allora i cambiamenti da fare per rimodellare il ciclo dei rifiuti di una città e consentire di ridurre la quantità degli scarti?

  1. Intervenire sulle catene di approvvigionamento – attività commerciali, uffici, scuole, luoghi di lavoro, sono consumatori di materia. Uno dei motivi che consente una grande produzione di scarti è la scelta  tipologica e merceologica di queste materie. Se in sostituzione dei prodotti consumabili che vengono utilizzati ogni giorno (plastica, carta e cartone, abiti, ecc.), consideriamo, per esempio, altri tipi di prodotti fatti con materiali alternativi provenienti da produzioni sostenibili o che facilmente rientrano nel loop del riciclo, del riuso e del compostaggio, abbiamo già raggiunto un importante traguardo. Se, per esempio, pensiamo ad una città, uno dei prodotti di consumo e di scarto, con un grande impatto ambientale, è senz’altro la plastica. Immaginate ora di sostituirla con della bio-plastica in tutti gli ambiti in cui viene utilizzata, cominciando ad esempio, dai punti vendita della ristorazione (piatti di plastica, bicchieri, posate, contenitori, ecc) quanto risparmio questo cambiamento porterebbe ad una comunità in termini economici, e quanto diminuirebbe il conseguente impatto ambientale causato da questi nuove plastiche?
  2. Intervenire con nuove modalità di separazione e raccolta – Questo cambio culturale e strategico in atto, di rilevante importanza e di notevole portata ambientale, implica anche una serie di adattamenti a livello territoriale, a cominciare dalla modalità di separazione e raccolta dei materiali che scartiamo. Oggi siamo ancorati – nel migliore dei casi! – ad una raccolta porta a porta settimanale, che dipende, non tanto dalle necessità che hanno i produttori dei rifiuti/residui (famiglie, uffici, punti vendita commerciali, industrie terziarie e produttive), ma dalle necessità che hanno le compagnie di raccolta, a seconda del numero dei mezzi disponibili e della forza lavoro. Per una città, che adotti un modello circolare per la gestione dei rifiuti, diventa prioritaria la fase di separazione. Consapevoli che i rifiuti/residui, che produciamo durante le attività giornaliere, non devono più essere considerati rifiuti, diventa necessaria una separazione spinta alla fonte, ossia nel luogo di produzione, che sia una casa, un ufficio o un altro posto di lavoro o ricreativo. La separazione alla fonte è l’unica modalità che rende i nostri rifiuti/residui, materia prima ad alto valore commerciale, e pertanto anche le modalità di raccolta dovranno essere ripensate sulla base del valore intrinseco del prodotto che andiamo a ritirare. Ovviamente le modalità in uso oggi diventano inefficaci se volgiamo dare a questi materiali un reale valore commerciale; esse dovranno essere sostituite da modalità differenti che valorizzino i materiali ritirati e nel contempo svolgano un lavoro continuativo, proprio per evitare la perdita di valore di questi materiali. La raccolta porta a porta settimanale con i mezzi tradizionali, dovrà essere sostituta con una raccolta  porta a porta, differenziata per tipologia di materiale e svolta, magari, più volte durante l’arco delle 24 ore. Ciò costringe a ripensare alle modalità ed ai mezzi di raccolta, che dovranno essere veloci, agili e, dato i continui spostamenti in ambienti urbani durante l’arco delle 24 h, avare un impatto zero di emissioni di CO2, ed essere preferibilmente elettrici. Una visione mentale di questo meccanismo la si può visualizzare pensando ad un formicaio ed ai movimenti frenetici delle formiche per portare le provviste al nido; sostituendo le formiche con i mezzi elettrici di raccolta ed il nido con l’impianto di ricevimento, ecco che potremmo avere un idea di come si potrebbe svolgere in futuro la raccolta di questi materiali.
  3. Alimentare il riuso, riciclo e la riparazione – Il concetto che questi materiali non sono più un rifiuto, ma sono diventati una risorsa e un’opportunità per la città, si esprime bene nella realizzazione di impianti locali che, non solo diventano i collettori principali di questi materiali, ma che allo stesso modo, diventano luoghi di recupero (separazione, macinazione, disassemblaggio, riparazione, restauro, creazione, riconversione). La capacità di realizzare Miniere Urbane, diventa per la città e per i territori circostanti, un valore aggiunto assoluto, sia in termini di vantaggio ambientale, con la diminuzione del rischio di dispersione di questi materiali nell’ambiente, sia in termini di crescita locale e di occupazione. La capacità di realizzare un mercato dell’usato, cambiando il paradigma riguardo al concetto di prodotto, usato al posto del nuovo, anche come fonte di creatività, diventa per la città una nuova chiave interpretativa, con cui leggere un nuovo sviluppo economico, basato proprio sui concetti portati dell’Economia Circolare.

Il secondo flusso importante che le città potrebbero sviluppare in ottica circolare, è l’autosufficienza energetica (o quasi!).

In che modo una città potrebbe diventare autosufficiente dal punto di vista energetico?

  1. Compost e biogas – Se considerato quanto detto prima, e prendiamo per presa la decisione di sostituire la plastica con la bio-plastica, uno dei rifiuti/residui, maggiormente prodotti da una città, è costituito dalla frazione umida organica (organico da rifiuti compostabili, scarti ristoranti e mense, oli e grassi, sfalci e potature, scarti di mercato, ecc.). Un dato: in Italia nel 2015 sono stati prodotti circa 6 milioni di tonnellate di Frazione Umida – il 43,3%  della raccolta differenziata (Fonte ISPRA 2016) – se a questo numero aggiungessimo un altro milione di tonnellate provenienti dalla bio-plastica, raggiungeremmo un quantità pari a 7 milioni di tonnellate annue di frazione umida (senza contare la frazione che oggi viene dispersa nell’ambiente, quasi pari al doppio) pronte per essere indirizzate agli impianti di biogas o agli impianti di compostaggio. Spesso infatti ci dimentichiamo che se separata in modo adeguato e raccolta attraverso modalità nuove, che ne elevano il valore merceologico, la frazione organica costruisce la materia prima per la produzione di biogas, un prodotto fondamentale verso un sistema energetico integrato, capace di contribuire, insieme ad altri sistemi,  all’autosufficienza energetica di una città.
  2. Fotovoltaico urbano – Un ulteriore passo verso l’autosufficienza, può essere messo in atto attraverso politiche che incentivino la produzione di energia da fotovoltaico, anche urbano (parchi, strade, edifici pubblici, stazioni, infrastrutture). Gli elevati standard costruttivi e di rendimento, fanno dei nuovi elementi fotovoltaici un punto forza per rendere la città in linea con uno dei pilastri dell’Economia Circolare, contribuendo difatti alla riduzione del consumo di fonti energetiche fossili non rinnovabili e altamente inquinanti. Inoltre da un modulo fotovoltaico si recuperano: 15 kg di vetro; 2,8 kg di plastica; 2 kg di alluminio; 1 kg di polvere di silicio e 0,14 kg di rame, alimentando il mercato del recupero e completando le altre due R dei modelli circolari: Riuso e Riciclo.

Il terzo flusso su cui una città si può orientare per diventare circolare, è ridefinire il concetto di mobilità urbana ed extra urbana.

In che modo la città può tagliare un flusso continuo di autovetture e alleggerire i percorsi urbani?

  1. Taglio dell’uso di combustibili fossili – Al contrario dei due flussi precedenti, nel quale il cambiamento di modalità è possibile senza grandi stravolgimenti strutturali, ma solo cambiando di metodo di approccio, per quanto riguarda la mobilità il discorso si fa un pò più complicato a causa della struttura stessa della città, urbanisticamente concepita su modelli non più adatti all’era stiamo vivendo. Tuttavia, la capacità creativa, lasciata ad ogni singolo territorio, può spingersi fino ad ipotizzare una piccola rivoluzione, in linea con i modelli circolari, che si potrebbe concretizzare, per esempio, con la sostituzione dei mezzi pubblici a combustibile fossile, con quelli alimentati elettricamente. Questo passaggio, possibile, fa parte di una veduta più ampia, di come la città dovrà trasformarsi in vista di un futuro prossimo che la vedrà ancora di più, al centro della vita dell’uomo. Oggi, in molti casi, soprattutto per le città di medie e piccole dimensioni, dove la mobilità pubblica non è stata sviluppata a sufficienza, l’introduzione di veicoli elettrici, adibiti a trasporto pubblico, può non essere sufficiente a causa dell’alto traffico interno causato dai veicoli in transito.
  2. Tecnologia – Una risposta a questo tipo di problema, potrebbe essere dato dall’utilizzo della tecnologia e dalla realizzazione di parcheggi rimovibili** esterni alla città. Con la possibilità di prenotare un posto macchina, presso i parcheggi remoti e un posto sui mezzi di collegamento con la città, la tecnologia, attraverso App dedicate, potrebbe creare le condizioni di decongestionamento all’interno di questi piccoli centri urbani, lasciando più spazio a percorsi pedonali o ciclabili.

Nel prossimo futuro le città saranno il cuore della creatività, dell’innovazione e svolgeranno un ruolo importante nella crescita dell’economia globale.

Pensare oggi, ad una città sostenibile e orientata a modelli circolari, non è più una scelta ma una necessità.

 

Infografica – Una città circolare - Infografica (58 download)

 

Note:

* Secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation, in un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

** Il concetto di parcheggi rimovibili (come qualsiasi altra infrastruttura urbana ed extra urbana di servizio – es. scambi intermodali) nasce dalla necessità di evitare costruzioni stabili, che creino un ulteriore consumo di suolo e rimangono presenti anche quando il loro compito è andato ad esaurirsi. La necessità di costruire architetture secondo modelli circolari è anche questo: pensare al momento in cui finito il compito per cui sono state create, vengono smontate senza lasciare traccia – Designer Circolare

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