La differenziata dei materiali tessili e nuove opportunità. 5 motivi per favorirla.

Che valore hanno i vestiti dismessi?

Sono quasi certo che pochi di voi sanno dare un valore economico ad un vecchio paio di jeans logori, che a malincuore siamo costretti a non usare più. Oltre ad un grande valore affettivo personale, spesso non sappiamo che quei vecchi pantaloni, si portano dietro anche un grande valore ambientale ed etico, se non altro, perché la maggior parte dei jeans in commercio, viene confezionata con cotone proveniente da colture non sostenibili, che sono la causa di grandi esternalità negative nei paesi di produzione. Per questo motivo, anziché disfarci di un paio di jeans o di qualunque altro capo di abbigliamento usato, buttandolo nell’indifferenziato, cerchiamo soluzioni di raccolta e riuso che ne ri-valorizzino i materiali. Infatti, il valore dei materiali tessili è dato un complesso insieme di condizioni, che ne fanno un bene prezioso. Da tempo, siamo difronte a un evoluzione della moda, cosiddetta fast fashion, incentivata dai bassi prezzi di vendita, ma causa di una enorme produzione di rifiuti tessili (il settore dell’abbigliamento in quanto produzione di rifiuti è secondo solo al settore Oil&Gas). Oggi il problema ambientale legato alla produzione di prodotti tessili è molto ampio. Si va dalla produzione del Cotone (la fibra naturale più usata nel settore dell’abbigliamento) che come accennato prima, deriva il più delle volte da colture intensive non sostenibili, caratterizzate da un pesante uso di pesticidi e da un elevato consumo d’acqua; allo smaltimento in discariche, più o meno controllate, al commercio illegale. Oggi però, nonostante molte barriere culturali ed economiche ancora da abbattere, la direzione intrapresa è quella di chiudere la catena di valore nel settore tessile, recuperandone tutto il valore, fino ad arrivare alla creazione di un nuovo prodotto, applicando appieno il concetto circolare dalla culla alla culla!

Per ridare un alto valore ai rifiuti tessili, c’è bisogno di nuove tecnologie in grado di separare le fibre base (cotone, lino, canapa, elastomeri, ecc) dai complessi materiali che sono oggi in circolazione; tecnologie che devono essere scalabili, sostenibili e che possano processare una grande quantità di prodotto, generando così, nuovi materiali grezzi a basso impatto ambientale e totalmente sostenibili. Un esempio in questo senso è il programma di recupero operato dalla RECOVER Upcycled Textile System, che utilizza fibre riciclate per produrre filati open-end per l’industria tessile. Caso studio molto interessante in collaborazione con lo Studio Circle Economy di Amsterdam .

L’applicazione di modelli circolari nel settore dell’abbigliamento, e più in generale, nel settore della moda, è una delle grandi sfide che ci vede coinvolti come attori protagonisti.

Secondo uno studio pubblicato da WRAP nel 2014 è sufficiente estendere di 9 mesi la vita di un indumento a diminuire tra il 20% e il 30% del suo impatto sull’effetto serra, sulle risorse acquifere e sul sistema rifiuti.

Ma quali sono le opportunità economiche e di crescita, che una sfida così importante, può avere si cittadini e sui territori?E come possiamo agire, per favorire la crescita del recupero dei materiali tessili, ed abbattere le barriere che ancora frenano l’attivazione di modelli circolari cradle to cradle?

A queste domande provo a rispondere elencando 5 motivi reali, per i quali dobbiamo favorire la raccolta e il recupero dei rifiuti tessili.

E’ doveroso fare una precisazione. Nel nostro paese esistono già realtà imprenditoriali consolidate, che trattano i rifiuti tessili, svolgendo un’attività di raccolta, smistamento, cernita e vendita, ed ovviamente questo post non entra nei dettagli di questo tipo di modello di business. Il nostro modello di riferimento, da cui prende ispirazione il post, è quello cradle to cradle concept unito al programma RECOVER Upcycled Textile System, che vedono la raccolta puntuale, come il primo step della catena di valore del tessile.

5 motivi per favorire il recupero dei materiali tessili:

  1. Salvaguardare l’ambiente e le persone. Sembra scontato ma è meglio ribadire in concetto, chiarendo quanto sia preziosa una t-shirt. Per fabbricare una t-shirt, infatti, si utilizzano in media 2.700 litri d’acqua, dalla piantagione all’arrivo al consumatore; 11.000 litri di acqua, sono invece necessari per ottenere 1 chilogrammo di cotone, di cui il 45% dell’acqua è usata per l’irrigazione delle piante. Inoltre, sempre per 1 chilogrammo di cotone, vengono usati 500 grammi di pesticidi e 700 grammi di fertilizzanti chimici. A tutto ciò, si deve ovviamente sommare, il consumo abnorme di suolo e la contaminazione delle falde acquifere causata dal pesante uso di prodotti chimici e lo sfruttamento della manodopera locale. Insomma una lista importante di esternalità passive che gravano sulle spalle dei paesi di produzione;
  2. Il secondo motivo per favorire la raccolta degli indumenti dismessi è la creazione di punti di raccolta specifici direttamente presso i punti vendita del settore dell’abbigliamento (negozi o grande distribuzione). Questo renderebbe un duplice impatto economico positivo: il primo verso il cliente che conferisce gli indumenti usati, che può vedersi premiato con uno sconto o un buono spesa presso il negozio e/o la catena del marchio corrispondente; il secondo verso il rivenditore, che vede principalmente un aumento del numero dei clienti, in virtù del buono sconto e dell’immagine percepita come azienda eco-sostenibile. Un ulteriore un impatto economico importante, può derivare dalla cessazione dei materiali raccolti ad aziende terze di trasformazione. Questo modello non è nuovo, usato in molti paesi dell’UE, è considerato un’importante deterrente allo smaltimento selvaggio dei rifiuti tessili, poco valorizzato nel nostro paese, potrebbe essere un’opportunità preziosa per incentivare la nascita di partnership logistici e industriali, che  hanno come obiettivo chiedere la catena di valore del tessile e sviluppare occupazione a livello locale.
  3. La raccolta dei rifiuti tessili può anche innescare un importante meccanismo circolare, come insegna il CIRCLE TEXTILES PROGRAM, che ha come obiettivo finale produrre zero rifiuti. Questo modello, racchiude in se un’incredibile potenziale di opportunità economiche circolari, fino ad oggi poco valorizzate, come la creazione di veri propri network industriali per la raccolta, la trasformazione materiali, e la vendita delle fibre grezze ottenute. Come il precedente, questo approccio crea interessanti opportunità di crescita economica, che mirano alla creazione, anche locale, di poli industriali eco-sostenibili specifici;
  4. Creazione di piattaforme on-line, che supportano la condivisione di materiale tessile da ritrasformare, operando all’interno della catena di valore dei rifiuti tessili, favorendo la tracciatura e lo scambio di materiale da riciclare;
  5. Favorire al nascita di nuovi brand di abbigliamento sostenibile, che utilizzano principalmente, materiale grezzo derivante dal recupero dei materiali tessili dismessi.

Le opportunità che ci vengono fornite dal recupero e dalla trasformazione dei rifiuti tessili, sono molte e tutte molto interessanti, sia da un punto di vista ambientale, che dal un punto di vista di crescita economico. Ancora recentemente la Commissione Europea ha confermato il suo interesse per Economia Circolare con l’obiettivo di favorire la crescita economica nei paesi dell’Unione incentivando, ad un anno dall’adozione del pacchetto sull’Economia circolare COM(2015) 614 final, ulteriori piani di azioni circolari a livello europeo con l’istituzione di una nuova piattaforma per il sostegno finanziario, che permetterà di rafforzare il collegamento tra gli strumenti esistenti di finanziamento.

Slide dal video RECOVER Upcycled Textile System

 

Libri:

Link di approfondimento:

2 commenti
  1. Jean chimer
    Jean chimer dice:

    A volte non ci rendiamo conto che piccoli gesti possono cambiare la nostra vita ma anche quella di tanti.
    C’è bisogno di cambiare la mentalità, modi di fare . Imparare la buona gestione delle risorse naturali è un dovere per la generazione futura.

    Rispondi
    • Carlo Ghiglietti
      Carlo Ghiglietti dice:

      Niente di più giusto!
      Dobbiamo essere noi i primi ambasciatori di questo cambiamento, insegnando a chi ci sta intorno una nuova mentalità e nuove visioni del futuro!

      Grazie Chimer per il tuo contributo!

      Rispondi

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