Rottami d’Oro! Perché le macchine valgono tanto

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Rottami d’oro! perché le autovetture dismesse sono miniera a cielo aperto?

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Più dell’80% del materiale che compone un’autovettura è integralmente riciclabile.

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Quando ricercavo il materiale per scrivere questo post, solo lontanamente immaginavo il valore che hanno gli autoveicoli quando arrivano alla fine della loro vita e vengono demoliti.

In un’autoveicolo ci sono molti materiali che si possono, con le giuste accortezze, separare e riciclare per realizzare altri manufatti. Oggi molti autodemolitori già separano le varie tipologie di materiali, ma la pratica deve essere consolidata per arrivare ad avere un vero beneficio sia economico che ambientale.

In rete ci sono molti articoli che spiegano quali materiali si possono recuperare dalla demolizione, ma nessuno di questi articoli spiega come avviene questo fondamentale meccanismo.

Un breve elenco dei materiali che si potrebbero separare lo trovate qui sotto, uso il condizionale perché non tutti vengono recuperati correttamente, e se applicate le corrette e buone pratiche, le percentuali di recupero potrebbero essere sicuramente più alte di quelle che abbiamo avuto fino ad oggi:

  • Metalli ferrosi sono sostanzialmente il 70% di un autovettura e sono assorbiti interamente dall’industria metallurgica;
  • Metalli non ferrosi, costituiti principalmente delle parti di veicoli  quali cerchi, scatole guida, cambi, compresi gli spezzoni di cavo in rame;
  • Plastiche , mediamente, la percentuale di materiali plastici presenti in un’autovettura supera il 9%, pari ad un peso di circa 98 kg. Numerose componenti per autovetture, tra cui paraurti, serbatoi, griglie del radiatore, fanali, cruscotti, accessori interni vari, ecc., sono realizzate utilizzando diverse tipologie di plastiche. Le principali componenti dell’automobile, costituite da plastiche omogenee, non presentano particolari problemi per la fase di riciclo. In molti casi, invece, le componenti sono costituite da materiali plastici accoppiati con altre tipologie di materiali. Questo rende più difficile il loro recupero/riciclo e il processo di recupero avviene in modo parziale o totale.
  • Metalli pesanti (Pb, Cu, Cd, Cr, Zn, Hg), presenti soprattutto nelle batterie, hanno un grandissimo valore commerciale ed il loro recupero è diventato abbastanza semplice, anche se ancora molto impattante per l’ambiente;
  • RAEE, sono le apparecchiature elettriche ed elettroniche presenti in una vettura e devono essere risparmiate alla demolizione per essere raccolte e recuperate in centri dedicati chele nostro paese sono ancora scarsi;
  • Pneumatici. Gli pneumatici derivanti dalle operazioni di demolizione dei veicoli a fine vita, il cui peso medio si aggira intorno ai 40 kg (ruota di scorta inclusa), possono essere riutilizzati, riprocessati, riciclati o recuperati. Il riutilizzo, tramite ricostruzione, viene effettuato solo previa verifica delle caratteristiche strutturali dello pneumatico. Nel caso in cui il pneumatico non risulti idoneo al riutilizzo viene dichiarato fuori uso e avviato a recupero di materia e/o energia oppure smaltito. Va, tuttavia, rilevato che  a dal 16 luglio 2003 c’è il divieto di smaltimento in discarica di pneumatici interi fuori uso mentre per quelli triturati il divieto decorre a partire dal 16 luglio 2006;
  • Vetro. Il peso delle componenti in vetro, presenti sui veicoli a fine vita, è mediamente pari a 20-30 kg. Allo stato attuale, forte incertezza permane sulla via da seguire per il loro riciclaggio, anche se, in ogni caso, l’impatto ambientale di questi materiali è relativamente basso. Il vetro è presente all’interno del veicolo in una percentuale del 2,44% sul peso totale dello stesso. La capacità complessiva di riciclo molto ampia ed arriva a 145.000 tonnellate/anno. Nel caso di materiali poli-accoppiati, come i parabrezza con film in plastica, questi vengono macinati e ventilati per separare il film. I rifiuti di vetro devono essere conferiti alle piattaforme autorizzate che provvedono ai trattamenti necessari (selezione ecc.) per la produzione di materiale riciclabile da avviare alle vetrerie;
  • Tessili, un veicolo contiene al suo interno anche sedili e tappetini, elementi che sono composti principalmente da elastomeri, resine o materiali cellulosici. Questi materiali ad oggi, vengono riciclati successivamente al processo di frantumazione della carcassa: dalla rottamazione dei veicoli fuori uso, infatti, vengono recuperati i materiali tessili che possono essere smaltiti in discarica oppure essere impiegati per la produzione energetica.;
  • Pezzi di ricambio. La gestione dei pezzi di ricambio è molto importante, poiché se fatta secondo la normativa attuale è uno dei pilastri dell’Economia Circolare ed una fonte di guadagno sia economico che ambientale. La percentuale delle parti reimpiegabili di un veicolo, valutate, solo qualche anno fa, in circa il 10% in peso di un veicolo, si è notevolmente ridotta, soprattutto, in conseguenza della politica commerciale che incoraggia la sostituzione dei veicoli anziché la riparazione degli stessi. In realtà, le parti che si rompono o si consumano, grazie anche alla elevata tecnologia dell’industria, sono sempre meno. Gran parte delle autovetture giungono a fine vita ancora funzionanti, tuttavia, a fronte di un’ampia quantità di ricambi vendibili, non c’è una analoga richiesta da parte del mercato. Il commercio delle parti di ricambio recuperate in occasione dello svolgimento delle operazioni di messa in sicurezza e demolizione dei veicoli fuori uso, è consentito ad esclusione di quelle che hanno attinenza alla sicurezza del veicolo, individuate nell’allegato III al D.Lgs 209/2003.

Infatti, molti di questi materiali ad oggi, non vengono separati e recuperati in modo sistematico, e partendo dal presupposto che una vettura è una vera e propria Miniera di materiali preziosi, la cosa che andrebbe fatta, per recuperare più materia-prima possibile, è separare i materiali omogenei in modo sistemico a monte della filiera di rottamazione. Questo primo passaggio, che è sicuramente il più impegnativo, è però di fondamentale importanza, ed è alla base di tutto il meccanismo circolare che vede coinvolta la vettura come una fonte di materia prima importante, e tutti gli attori ad essa collegati, impianti di trattamento, riciclo e smaltimento.

Ancora oggi, al netto dei materiali ferrosi che vengono facilmente recuperati, buona parte di quello che si potrebbe recuperare, finisce in discarica sotto forma di fluff di materiale tal quale. Nella tabella che segue, viene indicata la composizione media di un autovettura ed i Kg di materiale che può essere recuperato.

 

Recuperati per autovettura circa 1050 Kg di materia prima riciclabile

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Tab. Composizione media di una autovettura

La quantità di rifiuto in uscita dagli impianti di frantumazione delle carcasse di autoveicoli dismessi è composta, infatti, dal fluff di frantumazione e da altri rifiuti composti da metalli non ferrosi e altri scarti di plastica e gomma provenienti da sistemi di selezione a valle della frantumazione. Il fluff di rottamazione, è costituito dal residuo non metallico contenente plastiche, imbottiture, gomma, vetro, tessuti, vernici ed adesivi, materiali isolanti e guarnizioni e rappresenta il problema dell’intera filiera.

Fluff che finisce in discarica, derivante da frantumazione di autoveicoli è pari a circa 380.000 tonnellate, che corrispondono al 32% dei rifiuti totali prodotti dalla demolizioni degli autoveicoli

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Perché allora non cambiare metodo?

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Gli autoveicoli arrivati a fine vita, sono veramente una miniera di materie prime, ma per essere davvero sostenibile e remunerativa dobbiamo cambiare il più possibile l’approccio con cui vengono effettuati i lavori di smontaggio e demolizione presso gli impianti esistenti. Attualmente viviamo in un epoca di pesante crisi economica, dove le tutte le aziende cercano di risparmiare operando tagli alla forza lavoro e incentivando poco o nulla la Ricerca. Questo a mio parere è un grosso errore. Il pregiudicare la Ricerca ed i posti di lavoro a favore di un aumento del margine netto di ricavo, è uno sbaglio concettuale dettato da una capacità imprenditoriale mediocre. Se prendiamo come esempio, gli impianti di demolizione, da sempre vengono considerati allo stesso modo degli impianti di trattamento rifiuti e catalogati spesso come posti disordinati, sporchi e qualche volta anche insalubri. Spesso è così, e ciò dipende dal fatto che fino ad ora non si è mai tenuto conto della qualità del lavoro, che in questi casi, come in molti altri, deve essere di alta qualità e competenza.

Se rovesciassimo il concetto di disordine, ecco che potremmo vedere nell’impianto di demolizione, un sito all’avanguardia, e dove prima c’era disordine, un impianto operativo con sistemi e metodi del tutto rinnovati e compatibili con l’ambiente. Incentivare la Ricerca e operare all’interno dell’azienda con un numero di addetti sufficienti a svolgere le specifiche attività, diventa un vantaggio, sia economico, perché l’applicazione dei giusti metodi operativi porta senza dubbio ad un incremento qualità e di riflesso di revenue, sia a livello ambientale, perché un sistematico e corretto approccio operativo porta al recupero o trasformazione di un’alta quantità di materie prime.

Di seguito elenco alcuni passaggi operativi, così come li ho concepiti, considerando l’impianto di demolizione come una Miniera Urbana. Tuttavia, esiste a monte un passaggio che non è proprio operativo, ma che risulta essenziale per la riuscita di un progetto, questo passaggio, che secondo me il più importante di tutti, è quello di focalizzare in modo univoco lo scopo del lavoro, che sarà il driver per tutte le scelte operative e strategiche.

 

Come una Miniera Urbana! 

Dovete immaginarvi l’impianto di rottamazione e selezione, costituito da una serie di unità operative, altamente specializzate nello smontaggio selettivo, costituite da un numero sufficiente di addetti. L’alta professionalità è requisito necessario al fine di massimizzare il prodotto finale di buona qualità e quindi rendere il processo estremamente remunerativo.

Prima di immergerci nella spiegazione dei passaggi sotto elencati, è doveroso fare un passo indietro, per spiegare come tutte le fasi che seguiranno dovranno essere parte di un progetto più complesso che ha come punto cardine l’educazione all’introduzione di un nuovo modello economico quello circolare appunto. Infatti è importane informare tutto il personale che sarà coinvolto, quanto è fondamentale il lavoro che andranno a svolgere, poiché gran parte del risultato finale dipenderà dalla loro sensibilità e professionalità nell’affrontare il lavoro quotidiano. Quindi far intendere che il lavoro che andranno a svolgere non sarà più operare con dei rifiuti, ma sarà operare in presenza di materie prime con un elevato valore commerciale.

Steps

Step 1 – messa in sicurezza e bonifica dell’autovettura, privandola di tutti i liquidi presenti. Questa operazione porta alla formazione di almeno 3 tipologie di rifiuti, tra cui quelli più remunerati sono la benzina e il gasolio, che una volta estratti possono essere riutilizzati. Ovviamente devono essere anche bonificati i contenitori es. il serbatoio e vaschette dei liquidi, al fine di evitare una cross contamination verso gli altri materiali recuperati;

Step 2 – Smontaggio selettivo delle parti interne dell’autoveicolo, con il recupero delle plastiche, vetro, acciaio, RAEE e tessili. Fase importante e complessa, che permette di liberare l’interno dell’autovettura da tutti i componenti principalmente non metallici, lasciando lo scheletro interno metallico.

Step 3 – Smontaggio selettivo delle parti esterne dell’autoveicolo, con il recupero principale delle plastiche dei paraurti, ma che di gomma e materiali metallici dei cerchioni.

Step 4 – Smontaggio del motore. Operazione molto specializzata, che ha come scopo principale, quello di recuperare più parti  meccaniche possibili da destinare al mercato dell’usato, incentivando così un possibile RIUSO delle autovetture.

Le materie prime recuperate potranno essere indirizzate ai vari consorzi di recupero che fanno capo al CONAI per essere sottoposte alle lavorazioni di riciclo.

Come vedete non ho inventato niente di diverso da quello che probabilmente già avviene. La differenza è nell’attenzione e nel metodo con cui vengono svolte le attività. Infatti diventa importante capire, che se effettuati nel modo corretto con le giuste pratiche, i lavori di smontaggio delle autovetture, possono diventare molto remunerativi con evidenti impatti positivi sia sull’ambiente che sull’economia, sia sulla crescita professionale del personale operante.

Libri consigliati:

Al riguardo non ci sono libri specifici ma vi rimando al sito di ISPRA che ha pubblicato nel 2002 il report: La caratterizzazione del fluff di frantumazione dei veicoli. Quadro normativo di riferimento e metodi di analisi. Il report è un po’ datato ma rende l’idea di che cosa è il fluff e l’impatto che ha il suo smaltimento in discarica.

SITI DEL SISTEMA CONSORTILE

  • Conai» Consorzio Nazionale Imballaggi
  • Comieco» Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica
  • Co.Re.Ve » Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro
  • Ricrea » Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio
  • CIAL »  Consorzio Imballaggi Alluminio
  • Rilegno » Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in legno

SITI DELLE ASSOCIAZIONI INTERNAZIONALI

SITI DELLE ASSOCIAZIONI ITALIANE

  • Federazione Gomma Plastica » Federazione Nazionale fra le Industrie della Gomma, Cavi Elettrici ed Affini e delle Industrie Trasformatrici di Materie Plastiche ed Affini
  • PlasticsEurope » Associazione dei Produttori di materie plastiche

ALTRI

  • IPPR » Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo

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  1. […] de-costruiscono. Reman Plants o impianti per decostruire, già sono disponibili soprattuto nell’ambito dell’automotive (automobili, mezzi pesanti, macchine movimento terra) sia nell’UE sia in altri […]

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