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Inizio con una frase presa in prestito da una newsletter di Leonardo Dri, che ringrazio: “Ogni problema ha un Nodo, che non è la causa, e nemmeno il sintomo. Ma è il punto esatto in cui il pettine si incastra, quando provi a passarlo tra i capelli” (Leonardo Dri)

Quanti di voi nel corso di un progetto, si sono trovati ad avere a che fare con una situazione ingarbugliata e apparentemente priva di vie d’uscita?

Personalmente, moltissime volte e su vari livelli, se penso ai tanti progetti su cui ho lavorato nel corso degli ultimi anni.

Quando venivo chiamato a valutare l’entità e il grado di complicazione di un “nodo”, scoperto all’interno di un processo, spesso mi trovavo difronte a qualcosa di antico, un “inceppo” che nel corso degli anni si era deteriorato per la mancanza di attenzione – sorveglianza e monitoraggio – fino a diventare un punto critico e seriamente delicato.

E molto spesso, quasi per sfida, sceglievo di ricominciare proprio da quel nodo corrotto, per creare nuove sinapsi operative, sia a livello prettamente tecnico, ma anche comunicativo ed economico.

Il nodo era l’opportunità; quella benedizione che mi costringeva a cambiare immediatamente atteggiamento e visione; una piccola presa che mi permetteva di ridefinire e proporre quasi per intero, il modello di business collegato, migliorandolo – Definizione di presa o appiglio: è una sporgenza o un incavo della parete che l’arrampicatore o l’alpinista può usare per la progressione, in particolare si definisce appiglio una asperità che permette l’uso degli arti superiori per trazione o spinta.

Perchè il nodo è un punto di partenza importante ma che generalmente viene sottovalutato e raso al suolo da chi pensa che ripartire da zero è meglio?

Dal nodo si parte per migliorare; averlo trovato tra il pettine, vuol dire certamente avere avuto una falla, un anomalia, un pezzo, anche piccolo del processo, che non performava correttamente.

Se non per evidenti catastrofi, trovare i nodi all’interno di un processo che apparentemente funziona, è molto complicato, ci vuole programmazione e metodicità; qualità, queste, che si distinguono dalle altre per la loro spiccata operatività.

In un processo, i nodi possono essere stati causati da molteplici fattori, per esempio:

  • da una carente progettazione, soprattuto nella fase di visione sostenibile;
  • da una fase di controllo e gestione di pre, durante e post produzione non eseguita efficacemente
  • da un’assegnazione di risorse umane ed economiche, inadatte per numero o per abilità

Eppure averli trovati – i nodi – sono il segno di un impegno a cambiare paradigma; scegliere di cercarli, è infatti un evidente passo verso una potenziale e profonda transizione innovativa – oggi come oggi, di tipo sostenibile.

Ma cosa centra l’Economia Circolare con tutto questo?

In effetti, agli occhi di chi non è abituato a guardare in modo nuovo – i più bravi parlano di visione laterale – trovare un nodo all’interno di un processo non ha molto significato, tranne forse, quello di informarci che, si tutto va bene, ma c’è qualcosa nel tempo, che non è proprio andato per il verso giusto. Per me invece, il nodo rappresenta l’inizio, un cambio di mentalità, che abbraccia convintamente il concetto di Economia Circolare in un proficuo cammino verso la sostenibilità del sistema.

Ma andiamo con ordine!

Riprendendo le cause della generazione di nodi, elencate poco sopra:

  1. la progettazione rappresenta uno step importante. Essa infatti è considerata, e a ben ragione, la porta d’ingresso verso modelli di Economia Circolare e questo proprio perchè è dalla modalità, con cui viene ideato un prodotto o un servizio, che si capisce se è “circolare” e quindi, potenzialmente, con un limitato impatto sull’ambiente. Spesso i nodi che troviamo a livello di processo – prodotto e servizio – sono stati proprio creati a causa di una incompleta progettazione, che il più delle volte, non ha tenuto conto del post consumo e che io considero l’errore più grande, la vera minaccia per la salvaguardia dell’ambiente. A livello industriale, infatti, una progettazione incompleta dal punto di vista eco-sostenibile diventa nel tempo la causa predominante di un forte stress operativo che genera sovra-produzioni con la conseguente produzione di una quantità un’abnorme di rifiuti, consumo eccessivo di risorse naturali e energia. L’applicazione di Modelli di Business Circolari, ha come obiettivo minimizzare queste anomalie partendo proprio dalla progettazione, rendendo il bene (prodotto o servizio) più attento agli impatti causati in fase di produzione, di utilizzo e di fine vita.
  2. Nel caso del controllo e della gestione – ne ho parlato nel post e nell’audio post L’azienda leggera, – il principio è simile a quello della progettazione con l’aggravante che il controllo è la fase di un processo che dura di più nel tempo. Infatti il controllo di gestione è uno dei killer silenziosi di un processo, perchè se non bene applicato o non applicato addirittura, è la causa principale di molteplici problemi (indipendentemente che la progettazione sia o no ecosostenibile), uno su tutti l’aumento dei costi associato ai continui ed inefficaci rimaneggiamenti adattativi. Nelle fasi di produzione la cura del Controllo di Gestione è un OKR (Objective and Key Results*) imprenscindibile, il post-it sulla scrivania che ogni giorno deve aiutarti a rispondere alle domande: Cosa devo controllare? • Su quale stadio del processo dovrei focalizzarmi? • Quanto sono lontano dal mio obiettivo?
  3. Nel caso invece dell’assegnazione delle risorse economiche e umane, il gioco si fa più duro. E’ questo infatti, lo step più delicato e più esposto a rischi di scivolamenti, sempre per usare la similitudine all’arrampicata, da parte del management. Speso infatti non si valorizzano compiti importanti, come appunto il Controllo di Gestione, perchè ritenuto secondario o per risparmiare sui costi complessivi del progetto, lasciando di fatto il processo produttivo esposto a potenziali, ma forse è meglio dire, evidenti buchi ciechi. Non attribuire il controllo di gestione di un processo – o di un progetto – a figure specializzate, spesso e volentieri vuol dire cadere nel vortice perpetuo dell’adattamento compulsivo, del tutto inefficace ed economicamente, col tempo, davvero insostenibile. Meglio è, affidare, già in fase di pianificazione, il compito ad un team qualificato di persone, capace di anticipare leggere il processo ed eventualmente, interagendo con i progettisti e la produzione, anticipare il formarsi dei fastidiosi nodi tra i capelli e il pettine.

 

*OKR – Objective and Key Results ⇢ L’acronimo OKR significa Objectives and Key Results, in italiano obiettivi e risultati chiave, ed oltre ad essere un efficacie metodo di definizione degli obiettivi e di monitoraggio dei progressi.

 

 

L’articolo come sempre è uno stimolo alla discussione e aperto a commenti.

Dallo scambio di idee nasce l’#innovazione!

cG. 2021

#circulareconomy #sustainability #future

 

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